Noi e i barbari

Pizzaro e Cortés, i conquistatori, se dal loro un punto di vista possono avere trovato dei barbari nelle terre conquistate dal punto di vista delle popolazione native possono essere stati loro dei barbari per il modo in cui li hanno posseduto. Due grandi civiltà “straniere” l’Azteca e l’Inca distrutte e sottomesse da conquistatori “stranieri” provenienti della civiltà. In questa ottica, il ciclo di incontri “Noi e i barbari”, con la collaborazione delle Raccolte Extraeuropee della Sezione Civica del Castello Sforzesco e il Comune di Milano, gli scorsi 26 ottobre e 10 novembre ha dedicato due pomeriggi all’America Latina. Negli appuntamenti, con i titoli: l’incontro: Cortés e la conquista del Messico e Pizzarro e la conquista del Perù, Davide Domenici dell’Università di Bologna e Carolina Orsini dei Musei Civici di Milano, hanno affrontato l’argomento più sofferto e più catartico della storia dei popoli latinoamericani: la mescolanza dei popoli. Un tema che abbinato all’intero ciclo, risulta una riflessione sui barbari, visti dal punto di vista del loro – noi.

Particolarmente importante, invece in questo contesto, risulta la donna indigena di Cortés: Malintzin, Malinche o Doña Marina. Associata sia come madre del popolo meticcio messicano sia come principale traditrice indigena. Infatti oggi alla coppia Cortés-Malinche si evoca l’origine dei: meticci e creoli. A Pizzarro, fondatore di Lima, invece li si potrebbe attribuire la forte presenza di “schiavi” provenienti dall’Africa per avere la mano d’opera necessaria a Lima.

La Madonna di Guadalupe e il Senor de los Milagros, risultano fondamentali per la conquista ideologica perche, essendo divinità cristiane, hanno conservato forti legami con i simboli adorati dai popoli indigeni. L’origine del sincretismo dei popoli in America.

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